Tarocchi
Per dare vita a questa mia interpretazione dei ventidue Arcani Maggiori, nell’iconografia dei quali è concentrata (per chi vi crede) la più alta sintesi della sapienza cui l’umanità dalla notte dei tempi a oggi è pervenuta, ho scelto di porre a confronto tale sapienza con la routine esistenziale dei nostri giorni che, pur spesso tristi e dolorosi, sono l’unica chance rimasta all’esistere. Una chance perciò preziosissima, sulla quale è possibile e forse obbligatorio scommettere tutto.
La creazione dei "miei" arcani o tarocchi è dunque anzitutto una "performance esistenziale" che mediante l’immediatezza prodotta dalla rappresentazione fotografica si propone di attivare una logica intuitiva e globalizzante che fa agire tra loro relazioni umane e simbologie da esse scaturite con intento primario di liberazione individuale.
Ho per questo messo in gioco il mio corpo, realtà e maschera della mia individualità, il specifico personale "sentire", plasmando l’opera nella massima complessità delle sue sfaccettature artistiche. Il corpo si è trasformato in un canale di trasmissione del linguaggio che mi connota e che è lo strumento vivo ed emozionante, vero e imprevedibile, con cui viene contaminato lo spazio visivo in modo da coinvolgere lo spettatore in questa stessa contaminazione: il senso che ne scaturisce è nelle mie intenzioni prioritariamente e fortemente intriso soprattutto di emotività.
Resta di ciò nelle opere una traccia simbolica, dura ed evocativa, che svela a se stessa quei segreti che il tempo ha custodito e custodisce.
Restano i colori forti, il nero, il rosso, quasi fuoriusciti dai gesti o dal corpo come segni indelebili di una esistenza sofferta, portata in superficie in tutta la sua materia fisica per riscoprire significati densi di fisicità e di teatralità.
Ho voluto con questa creazione vivere dentro di me, analizzare e tradurre nei percorsi del mio fare arte, con un contestuale senso di appartenenza ad essi, i ventidue Arcani Maggiori e per questa via rappresentare le tensioni, i bisogni, le storie, i territori della vita.
Adolfina De Stefani
www.museodeitarocchi.net
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